Casa editrice: Einaudi; Anno di pubblicazione: 2021; Pagine: 280; Prezzo di copertina: 18,00

1999

Aila Trabotti ha perso la madre, ex deportata politica, e scopre che da qualche parte ha un fratello nato prima di lei in un altro tempo. Un tempo di guerra: l’agosto del 1944 a Torino, nel carcere Le Nuove.

Suor Emma è tornata al paese, un luogo immaginario dalle parti di Chivasso, dopo una vita al servizio del suo ordine, lo stesso di Suor Giuseppina De Muro, che alle Nuove era la superiora. Nello stesso paese vive Teresa, vedova di Domenico, madre di Fulvio e Gilberto e nonna di Giacomo.

1944

Teresa e Domenico sfollano a Montevicino, da qualche parte nei pressi di Chivasso, per scappare dai bombardamenti e dalla fame.  Teresa è una sarta e fa di tutto per restare indifferente a quello che succede attorno a lei “dedicandosi a testa china al compito della sopravvivenza”, a differenza di suo marito Domenico che, capostazione a Chivasso, vede e sente.

Il silenzio attraversa le vite dei personaggi a cui Martina con tanta maestria ha dato vita. Il silenzio tra Aila e sua madre, svelato da una lettera, il silenzio tra Teresa e i figli, ai quali non ha mai detto la verità, il silenzio di Suor Emma, che non ha mai raccontato, neanche di quel padre che nel momento del bisogno si era tirato indietro.

Ora però Teresa non può più tacere quello che per quasi cinquant’anni ha condiviso solo col  marito Domenico, quel ”mutismo assorto e assente”, sopravvenuto alla morte di Gilberto, è ora l’ultimo scoglio di quel silenzio ormai diventato troppo ingombrante per rimanere in quello spazio che in tutti quegli anni lei gli aveva dato, perché in quel silenzio c’è il fatto.

“E adesso, sprofondata nella sua poltrona davanti alla stufa, pensava che la vita doveva essere una grande presa in gito da parte di qualcuno che si diverte a osservarci mentre costruiamo delicati castelli di carte in mezzo alla tempesta”.

Martina racconta due storie in due tempi diversi disponendo del fatto, realmente accaduto e storicamente documentato, come trait-d’union che riesce a far muovere ritmicamente tempo, spazio e voci in una struttura perfettamente articolata con personaggi dalla forte carica emozionale  costruita su misura, proprio come quegli abiti che Teresa confezionava durante la guerra.

L’uso sapiente e calibrato delle fonti storiche ha permesso all’autrice di non inventare nulla riguardo un personaggio importante come Suor Giuseppina e di dare al lettore una ricostruzione storica molto accurata, calata in un contesto assolutamente convincente in cui Teresa e Domenico riescono a rappresentare bene anche l’atteggiamento oscillante e ambivalente della gente durante l’occupazione.

Originale l’intercalare piemontese, che avvicina molto la storia ai luoghi, in una scrittura nitida e stilisticamente curata.

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