E penso che l’assassino, tirando le somme, sia un privilegiato: è l’unico a conoscersi fino in fondo, l’unico a sapere fin dove è capace di arrivare un essere umano. Noi tutti siamo a metà di un tunnel buio, lui invece ci vede benissimo.

In una notte di nebbia in Barriera di Milano ne possono succedere di cose. Può capitare che scappi il morto (anzi due), che un amico venga accusato ingiustamente, che la tua ragazza ti lasci perché hai messo incinta la tua ex moglie, che tua figlia ce la metta tutta per odiarti, che un manipolo di razzisti si metta a fare guerriglia contro gli stranieri. Di mezzo c’è sempre lui, Contrera.

E un assassino che si svela alla fine, un insospettabile, un’ombra celata dietro  una vita rispettabile che solo un’altra ombra poteva stanare.

Io sono Contrera. Compagno del cavolo, padre di merda, fratello approfittatore, cognato insopportabile, figlio degenere, ma investigatore coi controcazzi. Mettiamo le cose in chiaro.

Questo terzo libro della serie si può leggere senza necessariamente aver letto i precedenti (Fa troppo freddo per morire. Il delitto ha le gambe corte, di cui ho già parlato) ma consiglio al lettore di non togliersi il piacere di intrattenersi con un personaggio unico e con l’umorismo e l’empatia che Christian riesce a infondere fin dalla prima pagina.

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