Per me che fin da piccola ho avuto a che fare con la Stura di Lanzo perché l’ho attraversata migliaia di volte, ho camminato lungo il suo corso, ho conosciuto la furia delle sue piene, leggere questo romanzo è stato come trovare un po’ qualcosa di me. Qualcosa che conosco perché mi appartiene da sempre ma al contempo è un luogo ancora inesplorato da scoprire e apprezzare con la pazienza con la quale si scoprono le cose importanti.

Il prof. Ernesto Meina della facoltà di Agraria dell’Università di Torino è atteso al Teatro Gobetti per presentare dinanzi agli studiosi e ai giornalisti i frutti di anni di ricerca sulla foresta fossile della Stura di Lanzo. Ma il prof. Meina non si presenta e i suoi due fidati collaboratori, il dottore forestale Giulio Nervi e la geologa Martina Globo, capiscono subito che qualcosa di grave è successo.

Augusto, il figlio viziato del Commendator Silenti, industriale con stabilimento nei pressi della Stura, ha un risveglio difficile dopo una notte di bisbocce e, mentre esce di casa sotto una pioggia battente, insulta e strattona una vecchietta che da qualche tempo pare appostata a spiarlo.

Il Commissario Mezzasalma, che indaga sulla scomparsa del prof. Meina, nel frattempo trovato morto lungo la Stura, riceve anche la denuncia di scomparsa di Augusto Silenti e della vecchietta, fuggita senza lasciare traccia dalla casa di riposo di Grosso. Questi  tre casi, a prima vista senza un collegamento, hanno un luogo in comune: la foresta fossile.

A complicare le cose ci si mette quel testone di Giulio Nervi che inizia un’indagine per conto suo sulla morte del professor Meina e scompare anche lui, lasciando nella disperazione la collega Martina.

Ernesto Meina e Augusto Silenti, due personaggi completamente diversi e estranei l’uno all’altro, sono i fili che srotolano una trama costruita con intelligenza e puntiglio e con sapiente dosaggio di colpi di scena e giusta tensione che ha tutto il sapore del thriller: un thriller ecologico, perché l’ambiente è il grande protagonista di questa storia.

Cristina Converso è riuscita a far diventare la foresta fossile, che da millenni giace lungo la Stura di Lanzo, un elemento vivo che funge da perno attorno al quale si intrecciano amicizia e fedeltà,  passione e amore,  invidie accademiche e segreti di famiglia, avidità e disprezzo per la vita altrui e per l’ambiente e le sue risorse. I personaggi e la trama costruiti attorno alla foresta fossile a loro volta sono funzionali a suscitare nel lettore la sensibilità per il bellissimo ambiente che ci circonda, un ambiente troppo spesso deturpato e svilito dallo smaltimento illecito di rifiuti e dagli scarichi industriali.

Il merito che va riconosciuto all’autrice è l’abilità sia di trattare un tema importante e delicato come la tutela e la salvaguardia ambientale sia di far conoscere un sito di grande interesse geologico usando tutti gli attrezzi del narratore per costruire una storia di ampio respiro e grande godimento, una di quelle storie che non annoiano mai e lasciano al lettore quella bella sensazione di completezza e ottimismo che solo le belle storie sanno dare.

Consiglio vivamente la lettura di questo libro agli amanti dei thriller e dei gialli ma soprattutto a coloro che abitano attorno alla Stura, in particolare tra Nole, Ciriè, Grosso e Balangero perché possano trovare un pezzo del loro territorio, con l’augurio che si facciano sorprendere dalla stessa armonia e fiducia che ha accompagnato me durante la lettura.

 

 

Editore: Buendia Books

Anno di pubblicazione: 2020

Pagine: 228

Prezzo di copertina: 14,50

 

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